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Nuntio vobis gaudium magnum!
Sono in partenza per la Padania, per una breve trasferta di lavoro, e non tornerò alla base prima di domenica sera.
Questo significa che starò lontano dalla Rete (salvo – forse – sporadiche connessioni di fortuna) per ben quattro giorni: potete quindi tirare un sospiro di sollievo, almeno fino al 5 Aprile – ma da lunedì prossimo ricomincia il tormentone, ovvio.
Nel frattempo fate i bravi, e non avviate flame senza di me
Quasi ci siamo
Stamattina rapido giro in centro, colazione, spesa e poi di nuovo a casa per una mattinata pantofolaia.
Il Comune ha iniziato a collocare gli alberi di Natale in alcune piazze della città: stamattina alcuni tecnici stavano approntando gli addobbi luminosi.
Già addobbate anche le strade principali: non c’è scampo, il Natale è davvero alle porte. Chissà se passerò un Natale sotto la neve, quest’anno? A Milano e a Venezia ormai è un evento raro, ma qui a 700 metri sul livello del mare direi che ci sono buone possibilità: sperèm.
Melting Pot – reloaded
Il coinquilino coreano trovato qualche giorno fa ha dato forfait all’ultimo minuto (‘tacci…) scatenando la ricerca frenetica di un sostituto: ieri per fortuna abbiamo trovato una sostituta (il che è ppiùmmegliotantoassai – molto), una ragazza di Belgrado che lavora a Venezia. Insomma, un po’ più vicina ma sempre d’oltreconfine è: la multi-sovra-extra nazionalità dell’appartamento è salva anche a ’sto giro
Melting pot
Okay, abbiamo trovato un nuovo coinquilino per la stanza rimasta vacante a Mestre. E’ un coreano di Seul sposato con una ragazza trentina: lavorerà a Venezia come guida turistica. Ora che Jennifer (qui e qui) è tornata in California, abbiamo quindi di nuovo una casa in configurazione stabile (almeno per i prossimi 12 mesi, o anche più).
Rispetto al passato stavolta abbiamo avuto un sacco di stranieri interessati alla stanza: non solo la solita infornata di studenti Erasmus – probabilmente un po’ troppo gggiovani, ormai, per risultare sufficientemente compatibili – ma anche trenta-quarantenni (uomini e donne) provenienti dai Paesi più diversi: Polonia, Brasile, Irlanda, Spagna, India (un architetto), Thailandia (un ricercatore nel settore delle nanotecnologie applicate alla bioingegneria, distaccato presso il VEGA di Marghera), Cina, Ungheria, Germania e chi più ne ha più ne metta.
Interessante questa cosa, mi piace: è sempre un arricchimento avere a che fare con portatori di costumi e punti di vista diversi dai nostri – molto meno quando, come nel caso di certi islamici, pretendono di venire qui a importi i loro: ma questo è un altro discorso.
Calatrava forever
Oggi a Venezia battesimo semi-ufficiale (dopo aaaanni di ritardi e rinvii, e non senza un ulteriore strascico di polemiche) del famoso – famigerato? – quarto ponte sul Canal Grande. Il progetto del ponte era stato donato a suo tempo alla città dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava.
Il consiglio comunale ha scelto all’unanimità di chiamare il quarto ponte “ponte della Costituzione”.
Francamente mi sembra una cattiva scelta: innanzitutto a Venezia e in Veneto è molto forte il ricordo e l’eredità lasciata dalla Serenissima Republica; battezzare con un nome che richiama la Costituzione italiana la prima grande opera pubblica realizzata sul Canal Grande da almeno 400 anni a questa parte mi sa un po’ di colonialismo culturale, se non proprio di “italianizzazione” della toponomastica in stile fascista; in secondo luogo i veneziani convivono col progetto del ponte ormai da una dozzina d’anni, se non di più, e in tutti questi anni è ormai invalsa l’usanza di riferirsi al progettato quarto ponte come al “ponte di Calatrava”, tanto che a volte i foresti scambiavano “Calatrava” per un toponimo locale, e non per il nome del progettista.
Per quanto mi riguarda continuerò a chiamarlo così, “ponte di Calatrava”, e lo stesso presumo faranno molti veneziani, per nulla conquistati o convinti dalla nuova, “patriottica” denominazione ufficiale.
