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Tag Archives: terremoti

Alcune cose sui terremoti (repetita juvant)

28 Saturday Jan 2012

Posted by Giovanni in Scienza e tecnologia

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terremoti

Nel 2009 mi trovavo ad Avezzano, e ho vissuto da lì il terremoto de L’Aquila. Su di un altro blog avevo scritto delle cose sui terremoti in risposta al commento di una lettrice: dato che si tratta di informazioni che non rischiano di invecchiare e dato che i recenti eventi sismici in Italia settentrionale hanno risvegliato una certa curiosità ripubblico il post su questo blog.

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Daniela, una lettrice del blog, in un commento pone alcune domande relative al terremoto “infinito” de L’Aquila e ai terremoti in generale. La risposta uscita fuori era un po’ troppo lunga per essere pubblicata sotto forma di commento, e probabilmente può interessare anche altri lettori, e così è nato questo post.

 

Daniela scrive:

io sono una ragazza di 29 anni di avezzano e mi piacerebbe tanto sapere perchè il terremoto non si ferma ed anche perchè gli esperti dicono che questo terremoto è normale…..bè io non sono uno scenziato, ma non credo che siano tanto normali questi eventi…in tutta italia poi! c’è qualcosa che non va, non veniamo informati abbastanza per tutto ciò. da cittadina avezzanese voglio sapere che cosa sta succedendo visto che i fondi per studiare questi scenziati li prendono e sono anni e anni e non sanno neanche prevenire un terremoto. la fine del mondo la prevedono e un semplice sisma invece no!è anomala la cosa!!!! grazie dello sfogo ma purtroppo so che non ci spiegheranno mai niente.

Non sono uno scienziato, Daniela, ma qualcosa proverò a spiegare, sperando di non fare troppi errori.

Gli esperti dicono che questo terremoto è normale perché, a differenza di noi, sono… esperti, per l’appunto. Non parlano per sentito dire, ma hanno alle spalle i dati statistici, le serie storiche di innumerevoli terremoti verificatisi in Italia e nel mondo, e questo permette loro di poter dire che dopo ogni grande terremoto le scosse di assestamento possono durare anche per molti mesi, a volte per più di un anno.

Quindi sì, il terremoto non si ferma perché le faglie si stanno ancora assestando dopo la botta del 6 aprile, e probabilmente la cosa andrà avanti ancora per un pezzo; non per fare dell’allarmismo, ma gli esperti non escludono neanche che possano ancora esserci delle scosse di assestamento anche forti, del 4° grado Richter o anche più.

In Friuli, ad esempio, è successo: il terremoto ha colpito la regione in primavera, poi ad autunno inoltrato c’è stata una scossa di assestamento – una fra le tante ormai deboli – molto forte, forte quasi quanto il terremoto di primavera.

Di conseguenza, sì: è normale che le scosse continuino, e non ci sarebbe neanche troppo da stupirsi se dovessimo registrare ancora qualche scossa “forte”.

Per l’Italia vale il discorso che buona parte del territorio italiano è zona sismica, è normale quindi che si verifichino continuamente delle scosse, solitamente leggere, ma anche che di quando in quando ci siano dei terremoti particolarmente violenti.

Il continente africano da milioni di anni sta scivolando verso nord-est, e in questo suo movimento sta entrando in collisione con l’Europa meridionale: l’Italia si trova proprio fra l’incudine e il martello, e subisce la spinta da sud dell’intera Africa.

Succede come quando due automobili fanno un frontale: in seguito all’urto le lamiere del cofano tendono ad alzarsi e ad accartocciarsi. Il sud-Europa, Italia in primis, sta facendo proprio questo: a causa della (lentissima, ma potentissima) collisione con la massa continentale africana si sta sollevando e accartocciando: gli appennini e le alpi sono nate così, e continuano a crescere; l’intera penisola italiana piano piano si sposta verso nord e verso est, e fra qualche milione di anni sarà possbile raggiungere a piedi l’Albania e la ex-Jugoslavia; ancora qualche milione di anni e saremo separati dall’Albania e da quella che oggi è la parte meridionale della costa adriatica jugoslava non da un mare ma da una nuova catena di montagne.

Discorso simile per l’Asia: in epoche remote l’India si è staccata da quella che oggi è l’Africa e si è spostata fino a “incastrarsi” sotto il continente asiatico, e l’effetto della collisione è stato la nascita della imponente catena montuosa dell’Himalaya.

Per quanto riguarda i terremoti catastrofici che si sono verificati nel Pacifico, principalmente, nelle scorse settimane: anche quel fenomeno rientra nella media.

L’area del pianeta coinvolta da quei terremoti viene chiamata “cintura (o anello) di fuoco” perché è una zona soggetta non solo a intensa attività sismica ma anche a intensa attività vulcanica: i due fenomeni sono collegati, così come sono collegati nella fascia di territorio che va da Gibilterra alla Turchia passando per l’Italia.

Sostanzialmente l’area del Pacifico e l’area del Mediterraneo sono le due aree più attive, dal punto di vista geologico, dell’intero pianeta: circa l’80% dell’energia sismica totale viene liberata nelle aree che si affacciano sull’Oceano Pacifico, e un altro 15% dell’energia sismica totale viene liberata nell’area del Mediterraneo.

Ogni anno sul pianeta si registrano in media un milione (1.000.000) di scosse di terremoto; di queste almeno un centinaio sono scosse molto forti, e almeno una decina sono catastrofiche. Queste sono quantità medie: il numero effettivo varia di anno in anno in base a tutta una serie di fattori, alcuni dei quali ancora non ben compresi dai ricercatori.

Quello che a noi fa impressione – una serie di terremoti catastrofici nel giro di poche settimane – è quindi in realtà il normale comportamento del nostro pianeta: in alcuni anni la frequenza e la violenza dei terremoti catastrofici è più bassa, in altri è più alta, ma i dati si mantengono nelle medie di lungo periodo: la Terra non si sta “spaccando”, e non c’è nessuna fine del mondo imminente: continuate pure a fare programmi per il 2013, il 2014 e gli anni successivi :-)

In realtà chi prevede la fine del mondo è solo un venditore di fumo: non c’è modo di fare una previsione simile, anche perché le possibili cause sono potenzialmente molte più di una (virus pandemici, aumento anomalo della radiazione solare, meteorite gigante, guerra termonucleare globale e chissà che altro),  e non c’è modo di calcolare o prevedere cosa succederà davvero, e se e quando.

Lo stesso, al momento, vale per i terremoti: semplicemente, sono fenomeni troppo complessi per la nostra attuale capacità di elaborazione e di previsione: i soli dati raccolti a seguito del terremoto del 6 aprile necessiteranno di anni per essere elaborati e interpretati correttamente.

Mano a mano ci si avvicina alla possibilità di prevedere, entro certi limiti, alcuni terremoti (non tutti), ma per ora non ci siamo, ci vorranno ancora parecchi anni (o decenni), e probabilmente la capacità di prevedere qualunque terremoto, ovunque sia, non la raggiungeremo mai.

La cosa che funziona meglio, e che funziona fin da subito, come insegnano California e Giappone, è la prevenzione: costruire nelle aree a minore impatto sismico, anche in zone sismicamente molto attive come L’Aquila o la Marsica (e questo si può fare con la micro-zonazione del territorio) e soprattutto costruire con criteri antisismici rigorosi: in Giappone o in California un terremoto come quello che ha colpito L’Aquila non causa morti ma al massimo pochi feriti, e gli edifici colpiti di solito non crollano: per citare un detto divenuto ormai famoso, “barcollano ma non crollano”.

Ecco, spesso non sono i terremoti a uccidere: sono le case costruite male, sono gli esseri umani coi loro comportamenti a far sì che un terremoto uccida altri esseri umani.

Questa è la lezione che dovremmo imparare, una volta per tutte, e che dovremmo cominciare da subito a mettere in pratica.

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