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Stilografiche da collezione Hachette

E’ in edicola il primo numero di “Penne da leggenda”, una collezione di penne stilografiche dalla casa editrice Hachette.
Il primo fascicolo – la prima stilografica – è in offerta di lancio a 3,99€; anche il secondo e terzo fascicolo e relative penne avranno un prezzo ridotto, 9,99€, le altre uscite (quindicinali) costeranno invece 24,98€.
E qui c’è un piccolo mistero: i prezzi che ho indicato sono quelli stampati sui fascicoli allegati alla penna, mentre sul sito Hachette i prezzi sono diversi. Secondo Hachette,
La prima uscita è in edicola al prezzo di 3.99 euro. La seconda uscita al prezzo di 9.99 euro. Il prezzo delle successive uscite è di 14.99 euro (salvo modifiche che l’Editore si riserva il diritto di apportare nel corso dell’Opera). Le copertine per conservare i fascicoli saranno vendute in edicola in corrispondenza delle uscite 20 e 40 al costo di 7.00 euro.
Ora, potevo io resistere alla tentazione di correre in edicola? Naturalmente no: eccomi quindi pronto a condividere con voi le mie prime impressioni sul prodotto.
La prima stilografica, denominata “Specchio”, ha il corpo placcato in argento rifinito – guarda caso – a specchio: il cappuccio è di colore nero e ha la clip placcata argento. Esteticamente non male, tutto sommato, anche se non è esattamente fatta per passare inosservata.
Le dimensioni sono “importanti”: il diametro del fusto è quello di una penna stilografica “seria”, non un fuscello in stile Parker Vector, e anche il cappuccio è alquanto imponente. Per contrasto, la lunghezza del corpo (senza cappuccio) è da mezzo a un centimetro inferiore a quella di una stilografica media (una Waterman Expert, ad esempio, o una Lamy Safari) ma comunque più che sufficiente per una buona impugnatura.
In dotazione viene fornita una anonima cartuccia standard di colore blu (stesse dimensioni delle cartucce Pelikan, Mont Blanc o Caran D’Ache): la qualità dell’inchiostro non mi è parsa eccelsa, così l’ho subito rimpiazzata con una Pelikan 4001 Royal Blue.
E ora, la parte più importante: come scrive? Insomma: va bene il lato estetico, ma alla fine quello che cerco in una stilografica è soprattuto una buona qualità di scrittura.
Da questo punto di vista la stilografica “Specchio” di Hachette tutto sommato non se la cava male. Il pennino è in acciaio con punta in iridio ed è fabbricato in Germania (o almeno riporta la dicitura “Iridium Point – Germany”); lo spessore è un M “tedesco”, un po’ sulla falsariga della Lamy, per dare un termine di paragone, quindi il tratto è più pesante che con una stilografica M giapponese (Pilot o Namiki, tipicamente) o orientale in genere.
Le prime venti-trenta righe di scrittura su di un taccuino Moleskine large parevano avere evidenziato un problema: ogni cinque-sei righe il flusso di inchiostro pareva “rallentare” per un attimo, con la conseguenza che una o due lettere risultavano “sbiadite”, tanto che in un paio di casi ho dovuto ripassarci sopra, ma andando avanti con la scrittura il problema sembra superato – o il pennino sta iniziando a uscire dalla fase di “rodaggio” oppure la mia mano si sta abituando a dare a questa nuova penna la “sua” inclinazione ottimale.
In conclusione, coi primi tre numeri di “Penne da leggenda” si possono avere tre stilografiche esteticamente gradevoli per meno di 24€, più o meno il costo di un modello “entry level” di una qualunque marca di stilografiche; la prima penna, la “Specchio”, costa addirittura meno di 4€: considerando l’aspetto esteriore e, soprattutto, la qualità del pennino, direi che vale decisamente la spesa.
Se non siete abituati a usare le stilografiche questo potrebbe essere un modo molto economico per entrare in contatto con questi strumenti di scrittura, se già vi piacciono le stilografiche il rapporto qualità-prezzo di questa prima uscita Hachette è decisamente imbattibile.
Edit: il problema di “alimentazione” dell’inchiostro sembra purtroppo persistere: peccato, davvero. C’è da augurarsi che si tratti di un difetto relativo solo all’esemplare che ho comprato, e non una (cattiva) caratteristica costruttiva del pennino.
Sarebbe interessante conoscere le valutazioni di altri utilizzatori: nel caso, lasciate un commento.
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Stilografica Lamy Safari “M” nib
Allora… come promesso, dopo quella della stilografica vintage Universal, ecco la recensione della stilografica Lamy Safari acquistata a fine Marzo.
Il corpo della Lamy Safari è in materiale plastico di buona qualità, ed è disponibile in un’ampia gamma di colori; questa è anche l’unica, sostanziale differenza con la stilografica Lamy Al-Star, che come suggerisce il nome ha il corpo in alluminio (anche qui in vari colori): per il resto sia il converter che i pennini delle due stilografiche sono perfettamente intercambiabili. Entrambi i modelli possono essere alimentati sia con le cartucce di inchiostro Lamy che con inchiostro in boccetta, mediante l’apposito converter.
Dal punto di vista della praticità e della robustezza niente da dire: la Lamy Safari è un autentico “cavallo da soma”, solida e affidabile in ogni condizione.
L’impugnatura è ergonomica, nonostante l’aspetto squadrato del fusto che potrebbe far presumere il contrario.
La clip – in metallo – sul cappuccio è veramente ottima: non solo ha un bel design, ma è anche praticissima e molto funzionale, a differenza di certe clip “di design” (sic) che risultano pressoché inutilizzabili in concreto, nell’uso quotidiano.
La particolare conformazione della clip, oltre tutto, fa sì che questa possa essere utilizzata come un pratico porta-penne.
Unico neo della Lamy, secondo il mio punto di vista: la particolare conformazione del pennino almeno inizialmente “costringe” a scrivere tenendo la stilografica a una determinata angolazione rispetto al foglio: mano a mano che si usa la penna la mano “si abitua”, ma all’inizio questa postura obbligata può risultare leggermente fastidiosa, soprattutto per chi – come me – tende a scrivere senza rispettare necessariamente l’angolazione ottimale.
Altra avvertenza riguarda il pennino: mentre le stilografiche prodotte in Oriente – Pilot, Namiki, le stilo cinesi – tendono ad avere dei pennini più sottili di quelli occidentali a parità di gradazione (un “M” giapponese equivale grossomodo a un “F” occidentale) le Lamy tendono invece ad avere uno spessore maggiore – un pennino “F” Lamy equivale già più o meno a un normale pennino “M” Waterman o Parker, ad esempio.
Di conseguenza se, come me, amate la scrittura sottile, orientatevi verso pennini Lamy EF oppure F: evitate invece la “taglia” M.
Ricordate che un pennino EF, d’altra parte, a volte tende a essere un po’ troppo “asciutto” e a lasciare di quando in quando dei “buchi” nella scrittura, specialmente se siete abituati a scrivere velocemente: direi che l’ideale, quindi, è un pennino di spessore F.
Che pennino equipaggia la mia Lamy Safari, dite?
Ovviamente un “M”: questa cosa degli spessori calcolati “per eccesso” l’ho scoperta “the hard way”, sul campo, dopo l’acquisto, nell’uso quotidiano.
Intendiamoci, si può sopravvivere benissimo anche così: non è che una Lamy M scriva con un tratto simile a quello di un pennello da imbianchino, semplicemente il suo tratto è un filino più spesso di quello che per me è lo spessore ottimale
In conclusione, quindi, la Lamy Safari è un’ottima stilografica da usare “on the road”, robusta, pratica, affidabile, con un bel design e un rapporto qualità/prezzo (la mia l’ho pagata 17 euro; una confezione da 5 cartucce mi è costata 1.80 euro) davvero buono: un acquisto consigliato, decisamente.
Parker Reflex
Ho letto una recensione della stilografica Parker Reflex, una penna di fascia economica (sotto i dieci dollari, negli USA) ma dalle buone caratteristiche di scrittura.
Personalmente, parlando di stilografiche “da battaglia”, mi trovo a mio agio con le Pilot Vortex (ne ho un paio, e scrivono benissimo), ma come al solito quando vedo una penna (o un portamine) che mi interessa scatta l’impulso ad acquistarne “almeno” un esemplare: succederà anche stavolta, ovviamente – devo solo trovare un negozio che ne sia provvisto, qua in zona.
