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Essi Sono I Medici Di Domani

Se tutto va bene siamo alla frutta
Sì, con tutta probabilità sono i medici che domani dovranno diagnosticare malattie e prescrivere cure a noi e ai nostri cari: pensateci, e inorridite.
Studio Aperto trasmette un servizio dedicato ai test di ingresso all’università; in particolare l’intervistatore fa delle domande ai ragazzi e alle ragazze in attesa di sostenere il test di ammissione alla facoltà di medicina, e qui comincia l’orrore.
Prima domanda: “Cos’è lo stetoscopio?”
Risposta (ragazza):” Dovrebbe essere una apparecchiatura elettronica per fare le radiografie”
Seconda domanda: “Che cos’è l’epatite?”
Risposta 1 (ragazza): “Una malattia del sangue”
Risposta 2 (ragazzo): “Una malattia che colpisce i reni”
Terza domanda: “Che cos’è l’aviaria? Una malattia che colpisce gli uccelli, una malattia che si diffonde per via aerea, una malattia che colpisce prevalentemente chi vola ad alta quota?”
Risposta 1 (ragazzo): “No no, nh…”
Risposta 2 (ragazzo): “Mi pare la terza, una malattia che colpisce chi viaggia frequentemente ad alta quota”.
Qui lo dico: dovessi ammalarmi in futuro, piuttosto mi faccio visitare dalla fattucchiera del villaggio, lei almeno conosce le erbe medicinali – e la differenza fra uno stetoscopio e una macchina per radiografie, perfino, o fra fegato e reni :-\
Autunno, cadono le foglie…
…e, come i funghi, spuntano i cortei studenteschi. Una sana consuetudine che dura ormai da almeno trent’anni, indipendentemente dal fatto che ci sia o meno una riforma, un ministro, un singolo provvedimento da contestare: qualche anno fa, causa mancanza di motivazioni “interne”, le agitazioni vennero proclamate “per solidarietà col movimento di lotta degli studenti francesi” – son cose: chissà, magari se Carlà Brunì – con l’accento, mi raccomando – viene a saperlo si vergogna un po’ meno di essere (stata) italiana.
Anche qui, oggi, intensa giornata di lotta: già dal primo mattino un sacco di studenti in giro per bar e baretti, tutti intenti a lottare per una scuola migliore – o almeno credo. Vabbè, tanti auguri.
