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Non va bene, non va bene per niente
Sentivo dal mio coinqui – che è stato lì oggi – che a Rocca di Cambio e Rocca di Mezzo (AQ) la situazione è più o meno quella che si viveva qui ad Avezzano un paio di giorni dopo il terremoto del 6 Aprile: la gente è ancora sul chi vive, i nervi tesi, pronta a saltare al minimo segno di pericolo.
A differenza di qua, lì vicino all’epicentro le scosse di assestamento, anche quelle leggere, sono ancora percepibili e percepite: la sensazione, quasi subliminale, è quella di una sorta di continuo tremolio di sottofondo, a tratti interrotto da un picco di maggiore potenza, chiaramente avvertibile.
Il coinqui mi raccontava che, mentre era nell’ufficio di un cliente, nel piazzale dell’azienda è arrivato un TIR: un attimo prima il titolare stava parlando normalmente con lui, un attimo dopo, al sentire il rombo del motore e la vibrazione prodotta dal mezzo pesante, si è fatto bianco in volto e ha cominciato a chiedere “che è? che succede?”, come se fosse sul punto di cadere in preda a una crisi isterica.
Succede ancora questo, quasi due mesi e mezzo dopo il sisma, e non serve a molto ripetere a questa gente che ormai il peggio è passato e che è normale che lo sciame post-terremoto duri mesi e mesi: qua ad Avezzano la cosa funziona alla grande, anche perché sono settimane che non avvertiamo scosse, ma nell’area del cratere la terra trema ancora, e la paura è ancora tanta.
