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Lo spazio comincia ad affollarsi

Dal sito ANSA:

NEW DELHI – Il modulo indiano Moon Impact Probe, rilasciato dalla sonda Chandrayaan-1, è appena arrivato, alle 20.32 ora locale indiana, sul suolo lunare. Lo ha annunciato la televisione indiana IBNlive.

Moon Impact Probe ha il tricolore indiano dipinto su un fianco. La sonda Chandrayaan-1 (che dà il nome all’intera missione) era stata lanciata lo scorso 22 ottobre alle 06.22 del mattino dalla base costiera di Srihakot, nello Stato indiano meridionale dell’Andra Pradesh. Da mercoledì scorso era entrata nell’orbita lunare.

Fino a pochi anni fa il ristretto club delle “potenze” (?) spaziali comprendeva solo USA (con la NASA), URSS (oggi Federazione Russa), Unione Europea (con l’ESA) e Giappone: ora India e Cina si stanno muovendo a grandi passi verso la luna, e domani forse verso obiettivi più ambiziosi.

Anche la Cina infatti ha un programma spaziale ambizioso, che prevede in futuro lo sbarco di astronauti sulla Luna; è di poche settimane fa la missione orbitale terrestre, con equipaggio umano, della Repubblica popolare cinese (quella diventata famosa, in realtà, soprattutto perché il principale quotidiano online del regime comunista pubblicò per errore la “cronaca” della missione, con tanto di “dialoghi con gli astronauti”,  un paio di giorni prima che il vettore lasciasse la rampa di lancio – sic); l’India, da sempre rivale (non solo tecnologica) della Cina con la missione di oggi ha segnato indubbiamente un punto a suo favore nella gara nazionalistica con l’altro gigante orientale.

Entrambi i Paesi si sono impegnati, più o meno esplicitamente, a raggiungere la Luna prima del concorrente: una riproposizione in versione XXI secolo della famosa “corsa allo spazio” sviluppatasi durante gli anni della Guerra Fredda fra USA e URSS.

Sarà interessante seguire gli sviluppi di questa nuova avventura, nei prossimi anni, come pure lo sviluppo di iniziative commerciali (inizialmente nel settore del “turismo spaziale”) da parte di compagnie private.

Catastrofi planetarie e “backup”: ci stiamo già organizzando

Nel mio precedente post avevo accennato all’esigenza che abbiamo, come specie, di cautelarci da eventuali E.L.E. (Extinction-Level Events) “disperdendoci” nello spazio profondo, fuori dal nostro sistema solare: a quanto pare gli americani (e chi altri?) si stanno già organizzando, e non solo a livello teorico, da parecchio tempo.

Ho trovato questo articolo del Corriere della Sera di cinque anni fa (!) che parla appunto della costruzione di un motore spaziale antimateria (un po’ in stile Star Trek), primo componente strategico per arrivare in futuro ad assemblare delle astronavi in grado di spingersi oltre i ristretti confini del nostro sistema.

«Vi porterò sulle stelle» dice Les Johnson alla guida di un gruppo di scienziati della Nasa ora impegnati nella sfida più ardua mai concepita: costruire un motore ad antimateria, vale a dire il mezzo più ideale per volare più lontano e più veloce di quanto si possa immaginare,oltre i confini del sistema solare,verso le stelle, appunto.

POSSIBILI VIAGGI UMANI VERSO PLUTONE
- Il motore ad antimateria per gli appassionati di Star Trek (la nuova serie è appena iniziata la domenica sera su «La7») è una consuetudine perché a esserne dotata è l’ormai mitica astronave Enterprise. Con esso la nave interstellare di Kirk e Spock raggiunge la «velocità di curvatura» che nella fantascienza di Star Trek è superiore alla velocità della luce. Nella realtà fisica descritta da Einstein questa velocità (di 300 mila chilometri al secondo), invece, non si può superare. Les Johnson dice di non avere alcuna intenzione di sfidare il grande genio né di copiare la fantastica ma irraggiungibile dote di Enterprise. «Ma — aggiunge — riusciremo a superare di molto l’attuale velocità di 60 mila chilometri orari delle sonde automatiche rendendo possibili anche viaggi umani verso Plutone».

(…)

NUOVI MEZZI PER VIAGGIARE NELLO SPAZIO – «Al Marshall si è creato un team — racconta Les Johnson — che esplora nuovi mezzi per viaggiare nello spazio: motori nucleari, vele solari, sistemi a filo e antimateria, appunto. Era necessario affrontare seriamente queste frontiere perché i razzi chimici tradizionali hanno raggiunto i limiti della loro possibilità e sono il nostro limite».
Assieme al centro Marshall è impegnata, sempre negli Usa, anche la Pennsylvania University, ma collaborazioni provengono pure dal centro Johnson, sempre della Nasa, e anche del Philips Laboratory dell’Usaf, l’aviazione militare.
Inoltre, un po’ segretamente, qualche contatto sull’argomento c’è pure con scienziati russi.
Alla Pennsylvania University stanno sperimentando un serbatoio portatile di antiprotoni destinato a un motore spaziale già schizzato nelle sue linee generali.

IL PRIMO OBIETTIVO E’ MARTE – «Prima di immaginare un’astronave per le stelle ne prepareremo una per volare verso Marte — spiega Les Johnson —. Questo è il primo obiettivo su cui ci stiamo concentrando e in tal modo potremmo effettuare una spedizione sul Pianeta rosso in soli quattro mesi, rimanendo sul pianeta per un intero mese».
Les Johnson è un fanatico di Star Trek. «Grazie a Kirk e Spock sono diventato un ingegnere spaziale — dice —. E ora sono impegnato a materializzare un sogno straordinario. Ci vorrà tempo, ma arriveremo».

Bene, le cose si stanno muovendo nella giusta direzione: la sfida contro il tempo è già iniziata.

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