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Non sono un buonista, ho solo poco spazio
Nel tardo pomeriggio ho contribuito a una raccolta di libri per la costituenda biblioteca di Poggio Picenze, uno dei paesi colpiti dal terremoto del 6 Aprile.
Ho portato una dozzina di libri in buone condizioni, praticamente nuovi. Prima che vi spelliate le mani a forza di applaudire la mia sconfinata (?) generosità, comunque, devo fare una piccola confessione: ho portato dei libri che non mi erano piaciuti, o che non mi erano piaciuti abbastanza.
Autori e generi vari: da Italo Calvino a Kate Whilelm, da Andrea G. Pinketts a Ray Bradbury, dalla narrativa alla saggistica alla science fiction.
Uno in particolare, “L’ultimo dei neuroni” di Pinketts, non sono mai riuscito a finirlo – il che è tutto dire, visto che per principio mi impongo di leggere fino in fondo qualunque cosa compri, fosse anche l’equivalente libresco della Corazzata Potiemkin di fantozziana memoria.
Quindi, rilassatevi: non sono diventato all’improvviso un buonista socialistoide, volevo solo fare spazio nella mia piccola libreria.
Libri
Disgustorama
Sto leggendo American Acropolis, di William Gibson: in teoria una sorta di sequel di Aidoru, il romanzo gibsoniano ambientato nella Tokyo post-Grande Terremoto.
Aidoru mi era piaciuto, tutto sommato, anche se non mi era parso all’altezza delle opere migliori dell’autore; di American Acropolis ho letto finora solo una quarantina di pagine, ma già minaccia di rivelarsi l’opera peggiore di Gibson, fra quelle su cui ho posato le pupille.
Il ritmo è fiacco, la scrittura poco coinvolgente, la trama inutilmente arzigogolata (un trucco a cui gli scrittori fanno ricorso, a volte, quando sono a corto di idee – per la serie: non ho niente da dire, ma lo dico molto bene).
Mi sa che, finito questo libro, per rifarmi la bocca dovrò rimettere mano ai vecchi romanzi e racconti: cose come “Johnny Mnemonic”, “Burning Chrome”, “The Gernsback Continuum” o “Count Zero”, per dire.
Michael Crichton

Ieri, all’età di 66 anni, è morto lo scrittore Michael Crichton, stroncato da un tumore. È stato uno degli scrittori che ho apprezzato di più, del filone techno-thriller, uno scrittore molto prolifico e molto bravo sul piano “tecnico”.
Tantissimi suoi libri sono diventati film “di cassetta” – basti pensare a Jurassic Park, Sfera, Congo, Sol Levante, Rivelazioni – e anche le sue sceneggiature hanno avuto notevole successo (non solo quella della serie televisiva “E.R.” ma anche quella, ad esempio, del bel film “Il tredicesimo guerriero”).
Dalle sue opere traspare (a mio parere) una certa tendenza vagamente misogina – le protagoniste femminili di molti suoi romanzi sono dipinte come arriviste, senza scrupoli, prevenute nei confronti degli uomini – sessiste “alla rovescia”, diciamo – e al tempo stesso non all’altezza del ruolo che (“ingiustamente”, quindi) ricoprono, ma a parte questo i suoi romanzi sono godibilissimi, avvincenti, ben scritti: personalmente le mie preferenze vanno a Sfera, Sol Levante, Congo, Il terminale uomo, Rivelazioni, ma tutta la sua produzione merita: se ancora non lo conoscete (o avete visto solo i film o le serie televisive), questo è il momento per avvicinarsi alla sua vasta produzione libraria.
