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Chrome più privacy = Iron
Google Chrome è un buon browser, ma alcuni (non ultimo il governo tedesco) hanno sollevato delle obiezioni riguardo alla tutela della privacy dei suoi utilizzatori: Chrome, infatti, pare essere un tantino più ficcanaso della media dei browser, rispetto alle abitudini di navigazione di chi lo usa.
La società tedesca SRWare ha rimosso da Chromium, il codice sorgente di Chrome (che, ricordo, è Open Source), tutti quei componenti ritenuti in qualche misura lesivi della privacy:
- User-ID univoco;
- Informazioni relative all’utente (spedite automaticamente a Google da Chrome);
- Messaggi di errore alternativi;
- Informazioni spedite a Google in caso di crash del browser;
- Modulo di aggiornamento automatico della versione del browser.
Il risultato si chiama Iron, un browser identico a Chrome nell’utilizzo pratico ma maggiormente rispettoso della privacy degli utenti.
Ho scaricato e installato Iron, e funziona correttamente: l’unica differenza visibile a occhio nudo è il logo del programma, che riprende quello di Chrome ma in diverse tonalità di azzurro.
Iron può essere scaricato da QUI nella versione per Windows XP e Vista: l’installer è in lingua tedesca ma, Thank God, una volta installato il programma “parla” inglese.
Una valida alternativa a Chrome, se per voi è importante (e dovrebbe esserlo) la tutela della privacy in Rete.
Chrome EULA: Google ci ha ripensato (o quasi)
Dopo le polemiche seguite all’analisi del “legalese” contenuto nella originaria licenza d’uso (EULA) del suo nuovo browser Chrome (vedi post precedente) Google pare avere recepito le (pesanti) critiche avanzate dall’utenza e dagli addetti ai lavori.
Il testo della licenza, che prima recitava così:
11. Content license from you
11.1 You retain copyright and any other rights you already hold in Content which you submit, post or display on or through, the Services. By submitting, posting or displaying the content you give Google a perpetual, irrevocable, worldwide, royalty-free, and non-exclusive license to reproduce, adapt, modify, translate, publish, publicly perform, publicly display and distribute any Content which you submit, post or display on or through, the Services. This license is for the sole purpose of enabling Google to display, distribute and promote the Services and may be revoked for certain Services as defined in the Additional Terms of those Services.
ora è stato cambiato in un molto più corretto e tranquillizzante
11. Content license from you
11.1 You retain copyright and any other rights you already hold in Content which you submit, post or display on or through, the Services.
Bene, ora direi che ci siamo: a queste condizioni si può pensare a provvedere a (ri)scaricare e re-installare Chrome, che come avevo scritto in questo primo post è un buon prodotto, anche se come tutti i prodotti in beta ha ancora dei problemi, ad esempio sul piano del rispetto delle linee guida per l’accessibilità (W3C-WAI).
Non subito, però, perché la traduzione in italiano della EULA da sottoscrivere con la versione in lingua italiana di Chrome contiene ancora la vecchia, inaccettabile formulazione:
11.1 L’utente è proprietario del copyright e di qualsiasi altro diritto già posseduto sui Contenuti inviati, pubblicati o visualizzati su o tramite i Servizi. Inviando, pubblicando o visualizzando i Contenuti, l’utente concede a Google una licenza perenne, irrevocabile, internazionale, non soggetta a diritti d’autore e non esclusiva per riprodurre, adattare, modificare, tradurre, pubblicare, eseguire in pubblico, visualizzare pubblicamente e distribuire qualsiasi Contenuto inviato, pubblicato o visualizzato su o tramite i Servizi.
Meglio fare le cose per benino, e aspettare che anche la versione tradotta rispecchi i cambiamenti apportati all’originale (oppure scaricare direttamente la versione in lingua inglese).
Burning Chrome? (sembrava troppo bello per essere vero…)
DElyMyth segnala il post di un avvocato che spiega come sottoscrivendo – al momento dell’installazione – la EULA (End User License Agreement) di Chrome, il nuovo browser di casa Google, si concedono tutti i diritti su qualunque contenuto prodotto con Google Chrome (compreso questo post, se lo stessi scrivendo su Chrome, cosa che non è – sto usando Firefox).
Nella licenza d’uso di Firefox, tanto per fare un confronto col concorrente più diretto, non c’è nulla di simile.
Spiega l’avvocato citato da DElyMyth:
In other words, by posting anything (via Chrome) to your blog(s), any forum, video site, myspace, itunes, or any other site that might happen to be supporting you, Google can use your work without paying you a dime. They can go and edit it all they want. Even further, you’re claiming that you have the power to grant these rights. So no one who works for Conde Nast (Wired, Arstechnica), TechCrunch, Gawker, any of the other big web publishers, or a university where the employee is performing research can agree to the Chrome ToS because they most likely don’t have the right to give a license to the intellectual property (IP) they produce.
Most likely your employee or student agreement requires that your employer/university exclusively owns all IP that you make during your time there. Many employment contracts require that the employee signs away exclusive rights to all IP they create during work hours and anything created off hours related to their employer’s business. Students get their credit because the university typically gets copyrights to any writings and exclusive patent rights to any research and inventions. This means that many content creators (news writers, song writers, artists, copy editors, musicians, students) cannot legally agree to these ToS because they’d be in breach of their employment/student contracts.
Further, you probably can’t use your company or school email with Chrome, because your company probably exclusively owns your email, and you can’t give away a license to something you don’t own. You also can’t make representations to Google that you have the power to license this IP if you don’t.
And for the record, Microsoft tried this years ago with MSN messenger, where MS got an irrevocable perpetual license to all IP that passed through MSN messenger, and the net basically revolted. AOL did this too with AIM.
There are some people who have claimed that this is standard legal jargon for every piece of software. Not only is that simply not true, no clause even close to that is in the Firefox terms of service.
And unlike all these people who “are not a lawyer”, I am a lawyer. I am not your lawyer, and this post does not constitute an attorney-client relationship, but Chrome’s ToS are ridiculous. If you’re like me, you use your browser for a lot more than just web browsing. The web browser is an entire application platform (isn’t that the idea behind web apps?). Google simply cannot have a license to all of the IP that goes through my browser. I, as an attorney, cannot give that up, especially because some of it is confidential. The Rules of Professional Responsiblity (which all lawyers must abide by) easily prohibit this exact kind of thing. Until Google scales this back, I will NOT be using Chrome.
With more and more apps being shifted into web browsers, this is almost like MS claiming that it gets a license to any document in MS Word, Powerpoint, or Excel. What if MS got a license to patents, trademarks and copyrights of any software created with Visio or Visual Studio? What if Maya got a license to everything 3d model you made? What if Adobe got a license to everything made in Photoshop? We have to stand up and stop accepting these ridiculous EULAs.
Apparently, some people have misconstrued this to be saying that Google owns everything you pass through Chrome. That’s incorrect. 11.1 clearly states that you keep all your rights to everything passing through Chrome. But, Google does get permission to use anything you do pass through Chrome. The end part of 11.1 limits your permission to use your content for promotional reasons, but then 11.2 and 11.3 extend that (or “clarify,” take your pick) to mean that as long as Google or one of Google’s affiliates use your IP in connection with Chrome, they can do whatever they want.
The worst part is the software guys over at Google saying that it’s no big deal. Well, if it’s no big deal, and they’re not going to enforce it, then why is it in this contract? Take it out, and don’t put it back in. “Do no evil,” remember?
Insomma, si ripropone con Chrome quello che già succede, all’insaputa dei più, con YouTube: se andate a guardare bene le condizioni di uso del servizio vedrete che anche lì chiunque carica un filmato su YouTube concede al network di Google una licenza illimitata simile (identica?) a quella che appare nella EULA di Chrome.
Io, in attesa che la situazione si chiarisca, seguirò alla lettera il consiglio che dà l’avvocato David Loschiavo: interromperò immediatamente l’utilizzo di Chrome. Il mio consiglio è che lo facciate anche voi, fin quando Google non modificherà la licenza del suo browser – e, se non la farà, pazienza: Firefox, Opera e perfino Internet Explorer non sono poi tanto male, dopotutto.
Google Chrome: prime impressioni
Ieri sera ho scaricato e installato Chrome, il nuovo browser di Google, disponibile per ora solo per Windows XP e Vista. Mi chiedo se il nome abbia qualcosa a che vedere con una delle più famose short novels dello scrittore William Gibson, “Burning Chrome” (in Italia “La notte che bruciammo Chrome”).
Il download è possibile dalla serata di ieri in oltre cento Paesi, ed è stato preceduto dalla pubblicazione di un fumetto che spiega tutte le principali caratteristiche di Chrome.
Si tratta di un software Open Source (qui trovate il sito dedicato al progetto), ideato per essere veloce, stabile, sicuro e per adattarsi molto meglio dei browser di vecchia concezione all’attuale uso di Internet da parte degli utenti: chat, video, servizi “Web 2.0″, lancio di applicazioni dall’interno del browser… tutte cose che i browser “tradizionali” fanno, ma non in maniera ottimale e spesso con problemi di affidabilità.
I progettisti di Chrome hanno messo particolare impegno nel curare la sicurezza e la stabilità del prodotto: ogni singola tab è un processo separato, e opera in una “sandbox” totalmente isolata dalle altre, riducendo così di molto la possibilità che il browser si pianti a causa di un problema sopravvenuto in una tab.
Anche dal punto di vista della sicurezza durante la navigazione su Internet Chrome pare comportarsi bene: ieri sera, per dire, quando ho digitato l’URL di un sito tedesco di videogiochi online mi è apparsa una pagina di Chrome di un rosso brillante contenente l’avviso che il sito in questione è ritenuto un sito dove si pratica il phishing (la richiesta fraudolenta di informazioni personali o relative a carte di credito e conti bancari, sul tipo delle e-mail “spedite dalle banche” o “dalle Poste Italiane” che così spesso arrivano nelle nostre caselle di posta elettronica).
Chrome, riconoscendo la possibilità di avere preso fischi per fiaschi e di avere lanciato un falso allarme, mi ha chiesto se intendevo proseguire comunque oppure se rinunciavo ad accedere al sito: procedura corretta, e che permette all’utente di bypassare eventuali “falsi positivi”.
Passando alle prime impressioni d’uso, devo dire che sono alquanto positive. Ho testato Chrome sui siti e coi servizi che uso più spesso, ed è risultato sempre più veloce di Firefox (FF) e di Microsoft Internet Explorer (MSIE) nel caricamento delle pagine; la gestione della password è semplice come in FF (fra l’altro, il prodotto ha importato senza problemi bookmarks e anche passwords da FF); l’interfaccia utente è semplice, pulita, intuitiva e graficamente gradevole; è anche molto “leggero”: la quantità di memoria occupata (sotto Windows Vista) è risultata variare da un terzo a un quarto di quella usata dal già leggero (rispetto a MSIE) Mozilla Firefox; è possibile impostare come “pagina d’avvio” non una, ma una serie di pagine Web a scelta; ogni volta che si apre una nuova tab sullo schermo appaiono le miniature dei siti visitati di recente o più di frequente, così che per collegarsi basta fare un clic sulla miniatura stessa, senza neanche dover digitare i caratteri iniziali dell’URL che ci interessa raggiungere.
Per gli “addetti ai lavori”: il Code Inspector di Chrome sembra davvero ben fatto, più che soddisfacente; supporta JavascriptV8; integra in maniera “nativa” – com’era prevedibile – Google Gears; condivide in parte il codice di Firefox e relativo motore di rendering (no, ho fatto confusione: utilizza codice Firefox, ma il motore di rendering è WebKit, come mi fa notare Bl@ster – buono per gli attuali utenti di Safari), ovviamente rivisto e ottimizzato.
Ovviamente il prodotto (una beta) ha ancora ampi margini di miglioramento: il controllo ortografico, ad esempio, incredibilmente non dispone di una opzione “aggiungi al dizionario”: di conseguenza, se usate il browser in versione italiana e col controllo ortografico settato su “Italiano” qualsiasi parola non presente nel dizionario (quindi ovviamente anche tutte le parole straniere, a cominciare da “Chrome”) verranno sempre sottolineate in rosso, tutte le volte che le scriverete: apparentemente non c’è neanche modo di disabilitare il controllo ortografico, quindi per ora tocca rassegnarsi a vedere un sacco di falsi positivi ogni volta che si digita qualcosa contenente termini stranieri o poco comuni nella lingua italiana, oppure espressioni dialettali o gergali o neologismi “freschi di Internet”.
Non tutti i siti che ho visitato hanno “funzionato” bene come con MSIE o FF: ad esempio il box di testo di Identi.ca ha mostrato comportamenti anomali, con spostamento “spontaneo” del cursore di scrittura e mancata visualizzazione parziale del testo durante la scrittura del post (in particolare quando il testo raggiunge il margine destro del box e va a capo automaticamente); problemi di gioventù, che sicuramente verranno risolti nelle prossime versioni.
Anche il pannello di controllo (sotto la voce “Opzioni” del menu “chiave inglese”) per ora è un tantino troppo spartano, e consente di modificare solo un ristretto gruppo di impostazioni. La stessa impostazione dell’interfaccia del pannello di controllo pare un po’ troppo orientata a degli utenti alle prime armi, con i nomi delle tab vagamente civettuoli (o paraculi, fate vobis): “Impostazioni di base”, “Piccoli ritocchi”, “Roba da smanettoni” – mah…
In definitiva, comunque, un buon browser, anche se ancora in versione beta, e con buone prospettive di crescita. Fossi in voi lo proverei. Buona navigazione!
