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La colpa della vittima

Post dettato al telefono da Yoani Sanchez a Gordiano Lupi, traduttore del suo blog "Generaciòn Y".

1989, Rostropovich suona davanti al muro di Berlino

Yoani Sanchez sequestrata a Cuba

Un sequestro-lampo dal chiaro scopo intimidatorio, condotto come in tutti i regimi totalitari di questo mondo: macchina anonima, individui in borghese, nessuno che osa intervenire ben sapendo chi sono in realtà quegli “anonimi” individui.

Sentivo Orlando ansimare e le botte continuavano a cadere su di noi, ho pensato per un attimo di aprire la porta e gettarmi fuori, ma all’interno non c’era una maniglia utilizzabile. Eravamo nelle loro mani ma ascoltare la voce di Orlando mi rincuorava.

In seguito lui mi ha detto che gli accadeva lo stesso ascoltando le mie parole rotte dai singhiozzi… perché gli dicevano “Yoani è ancora viva”. Ci hanno lasciati in pessime condizioni, scaraventandoci in una strada della Timba, una donna si è avvicinata: “Che cosa vi è successo?”… “Un sequestro”, ho risposto.

Ci siamo messi a piangere abbracciati in mezzo al marciapiede, pensavo a Teo, non sapevo come avrei potuto spiegargli quel che avevo passato. Come potrò dirgli che vive in un paese dove succedono queste cose, come potrò guardarlo e raccontargli che sua madre è stata malmenata in mezzo alla strada perché scrive un blog dove esprime le sue opinioni in kilobytes. Come potrò descrivergli il volto autoritario di chi ci ha fatto salire con la forza su quella macchina, il piacere che si leggeva sui loro volti mentre ci percuotevano, alzavano la mia gonna e mi trascinavano seminuda verso l’auto. Sono riuscita a vedere, nonostante tutto, il livello di agitazione dei nostri aggressori, la paura del nuovo, delle cose che non possono distruggere perché non le comprendono, il terrore del gradasso che sa di avere i giorni contati.

Il  testo completo su La Stampa, sul blog di Yoani.

Aggiornamento:

Convergenze

Poco fa leggevo questo post sul blog di Yoani Sánchez, “Generación Y”, e a un certo punto ho letto una frase che mi ha fatto fare un salto sulla sedia.

Si tratta di uno degli slogan del Líder Maximo (ora formalmente “in pensione”) del comunismo cubano, Fidel Castro, riportata in uno dei tanti affreschi murali esaltanti il regime sparsi per l’isola caraibica:

“Se avanzo seguimi, se mi fermo spingimi, se retrocedo uccidimi”

Parole che mi ricordavano altre parole, parole molto vicine a noi sia nel tempo che, soprattutto, nello spazio.

Ho dato un’occhiata su Wikipedia, ed eccolo, l’italianissimo e fascistissimo slogan del “Condottiero supremo” – detto anche Duce – dell’Italia fascista:

“Se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, se mi uccidono vendicatemi.”

Proprio vero: cambiano le epoche, cambiano le latitudini, ma le ideologie totalitarie si assomigliano tutte.

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