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Skype per Windows Mobile beta 2.5

Skype ha reso disponibile la nuova beta – la 2.5 – del suo prodotto per Windows Mobile. Fra i punti di forza di questa versione vengono elencati un audio migliore, maggiore stabilità e un’interfaccia più “standard”.

Con la nuova versione di Skype per Windows Mobile diventa ancora più facile fare telefonate usando una qualsiasi connessione Wi-Fi e usare servizi di instant messaging: il prodotto è disponibile sia per palmari (Pocket PC) che per cellulari (Smartphone) sotto Windows Mobile Standard e Professional Edition.

Per dettagli, requisiti di sistema e link per il download: pagina Skipe 2.5 Beta (in italiano).

Cinquantenni per caso e automobili con le pinne

Non c’è niente da fare, ancora proprio non riesco a capacitarmi di essere entrato nei “cinquanta” – tutti quei discorsi poi sulla saggezza che si dovrebbe acquisire col passare degli anni sono, appunto, discorsi, parole in libertà: in realtà non si diventa più saggi ma semplicemente più smaliziati grazie alle esperienze accumulate, per il resto non vedo molta differenza – e comunque la vera saggezza non ha limiti “minimi” di età, conosco dei ventenni molto più saggi di me.

Ripensandoci, una cosa che effettivamente cambia col passare degli anni è la percezione del tempo. Con l’età il tempo si restringe: se a cinque anni un intervallo di dodici mesi mi sembrava una eternità adesso mi sembra poco più lungo di un paio di week-end messi in fila.

Ricordo le fantasticherie che facevo a quell’età sul mitico, lontano, anzi remoto, Duemila: avremmo viaggiato tutti fra le stelle, le auto volanti sarebbero state la norma, complete ovviamente di retrorazzi e pinne direzionali in stile Cadillac anni ‘50, e i robot (rigorosamente antropomorfici) ci avrebbero servito fedelmente, oppure no, forse si sarebbero ribellati ai loro creatori…

Cedo che derivi da quelle fantasie il mio successivo interesse per la fantascienza – quando ho scoperto la Trilogia Galattica di Asimov, poi, l’interesse si è tramutato in passione.

Chissà come immaginano il futuro le giovanissime generazioni di oggi? Riescono a immaginarselo come facevamo noi bambini dell’era pre-Rete (Internet esiste solo da una quarantina d’anni, il Web da meno di venti) o fanno prima a calarsi una pasta o leccarsi un francobollo? :-(

Me lo domando perchè ho notato una cosa strana: più la scienza e la tecnologia aprono nuove e – a volte – fantastiche prospettive e più la gente sembra incapace di vedere e di vedersi al di là del breve periodo – come se qualcosa nella nostra società ci impedisse di vedere al di là del nostro naso, del qui e ora.

Si vive sempre di più alla giornata, in un certo senso, come se fra noi e il futuro ci fosse una barriera invisibile ma solida, come se viaggiare nel futuro, sia pure con la fantasia, fosse diventato faticoso – eccessivamente, strutturalmente faticoso.

Forse è stato così anche in passato, non lo so. Prendiamo Verne, uno dei più grandi scrittori di fantascienza di tutti i tempi: ha fatto molte previsioni azzeccate – i viaggi sulla Luna, i sottomarini… addirittura in un suo romanzo prevedeva che un giorno i motori avrebbero funzionato ad acqua – e noi ora siamo quasi in procinto di vedere circolare sulle strade le prime auto di serie alimentate a idrogeno – ma ha affiancato a queste previsioni azzeccate un numero pari o superiore di profezie andate a vuoto.

Ora, dopo l’avvento delle tecnologie digitali, siamo più o meno nella stessa condizione degli abitanti della Terra agli albori della rivoluzione industriale: ci rendiamo vagamente conto che un processo di enormi dimensioni e di portata storica si è avviato, ma non sappiamo affatto “come andrà a finire”, anche perchè le nuove tecnologie spesso cambiano destinazione d’uso in corso d’opera, per così dire: i cinesi all’inizio usarono gli esplosivi per realizzare i fuochi artificiali, e solo in un secondo tempo vennero sfiorati dal sospetto che forse quella “roba” poteva avere delle applicazioni anche in campo militare; Internet era nata come rete militare, ed è ora diventata tutt’altra cosa; all’inizio si pensava che i principali, se non gli unici, clienti di una rete di telefonia mobile sarebbero stati imprenditori e manager, e si ipotizzava quindi un mercato caratterizzato da piccoli numeri – ora sappiamo che i principali fruitori della tecnologia mobile sono i teen-agers, e solo in Italia i possessori di apparecchi telefonici cellulari sono decine e decine di milioni…

Ui ar aptudeit, ov cors

Gli italiani sono meravigliosi. Sempre i primi, sempre moderni, sempre alla moda, sempre “ap-tu-deit”, appunto.

In Europa siamo nelle posizioni medio-basse della classifica per quanto riguarda la diffusione e l’uso di Internet, ma in compenso quanto a numero di cellulari pro-capite non ci batte nessuno.

Ovviamente, essendo italiani, non ci accontentiamo dei primitivi cellulari che fanno “drin”: in un Paese dove le connessioni a larga banda funzionano in modalità random e costano quanto la rata dell’automobile noi puntiamo direttamente a possedere come minimo un iPhone, o in alternativa un sobrio telefono Nokia – o equivalente – di fascia alta (almeno 600 euro di prezzo, altrimenti non lo si prende neanche in considerazione) e in grado di collegarsi anche con le sonde robotiche su Marte, hai visto mai dovesse venirci voglia di scattare a distanza una o due foto del Pianeta Rosso da caricare su Flickr…

Ad acquisto fatto, poi, tutti ad aprire account su tutti i social networks possibili e immaginabili (e magari anche su alcuni difficilmente immaginabili, fino a quel momento) per avere la soddisfazione di annunciare all’Universo Mondo cose del tipo: “ha fame / ha sonno / non sa che dire / ha fatto la cacca” – sempre rigorosamente in terza persona, si capisce: noblesse oblige, non si può mica passare per pivelli.

Sì, non c’è dubbio: passa il tempo, la tecnologia evolve, ma siamo sempre noi, sempre uguali a noi stessi: l’Europa e il mondo che cambia ci fanno un baffo, noi siamo italiani, italiani veri.

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