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Computer e router wi-fi per le zone terremotate

(post pubblicato in origine su Avezzano Blog)

Nelle aree colpite dal sisma scarseggiano anche apparecchiature tecnologiche e connessioni a Internet: perché non inviare in loco computer, cellulari 3G, chiavi UMTS/HSDPA, router wi-fi?

Penso non solo ad apparecchiature nuove, che potrebbero essere fornite dalle società di informatica o di telefonia o dai loro rivenditori, ma anche ad esempio a computer usati.

In molti casi un computer divenuto obsoleto non viene dato via o rivenduto ma rimane in casa o in ufficio a prendere polvere e a rubare spazio: perché non metterli a disposizione dei terremotati?

Anche se si tratta di unità con CPU troppo poco performanti o con troppa poca RAM per i sistemi operativi attuali (penso soprattutto a “mattoni” come Windows Vista, ma anche XP-SP2) gli si potrebbe far vivere una seconda giovinezza installando delle distro “leggere” basate su Linux: molto spesso in questi casi computer irrimediabilmente lenti e sostanzialmente inutilizzabili coi Windows più recenti come di colpo sbocciano a nuova vita e sono nuovamente capaci di fornire prestazioni più che accettabili.

I LUG (Linux User Group) sono sparsi in maniera abbastanza omogenea su tutto il territorio nazionale, e anche in Abruzzo: potrebbero occuparsi della raccolta dei PC e laptop usati, della loro trasformazione in macchine Linux (complete anche di software di connessione di rete e di software open source o freeware, come Open Office e altri) e del loro smistamento verso le zone terremotate; lo stesso dicasi per la raccolta e la riconfigurazione di router Wi-Fi da utilizzare con le suddette macchine Linux.

Io credo che la cosa potrebbe davvero risultare utile, e non solo ai privati: per dire, ho visto oggi al TG il presidente di una associazione di commercianti (o di imprenditori, ho visto solo la coda del servizio e non ho afferrato bene) dire al giornalista che lo intervistava che tutto quello che hanno salvato dagli uffici dell’associazione erano alcune decine di buste e di fogli di carta intestata, un paio di timbri e i server della loro LAN – ma i server da soli non servono a granché: in una situazione come questa dei vecchi PC ricondizionati da usare come client di rete sarebbero sempre meglio di niente, ad esempio, e di situazioni simili probabilmente ce ne sono tante sul territorio.

Terremoto – aiuti da Avezzano al 09/04

Pubblico, un po’ in ordine sparso, una serie di informazioni fornitemi dal personale del Comune di Avezzano questo pomeriggio.

1. Dopo la prima scossa, quella di lunedì delle 3:32, da Avezzano è partita una colonna di soccorso che ha toccato oltre al capoluogo le località di Onna, Fossa, Pianole, Tornimparte, Lucoli, Barrete.

Sono state trasportate tende, medicinali, WC chimici, due cucine da campo, due gruppi elettrogeni, capi d’abbigliamento, cibo e acqua minerale.

Parte di questi materiali sono stati trasportati su mezzi pesanti e fuoristrada messi a disposizione da privati e ditte avezzanesi.

2. Inviati nelle zone colpite dal sisma cingolati, bobcat, ruspe e altri mezzi; fornite anche alcune cisterne per l’acqua potabile.

3. Una quarantina (almeno) di sfollati sono ospitati in alberghi di Avezzano, altri quattro provenienti sempre da L’Aquila si trovano attualmente presso una famiglia avezzanese che ha messo a disposizione una sistemazione adeguata.

Tutti sono stati riforniti di cibo, vestiario e generi di prima necessità; è stato fornito loro anche supporto psicologico, grazie all’opera di una psicologa offertasi volontaria.

4. Alcune decine di sfollati provenienti principalmente dalla città de L’Aquila hanno fatto tappa ad Avezzano prima di proseguire verso Roma e altre località sicure; il Comune ha raccolto e comunicato alla Protezione Civile – AQ i loro nominativi, per evitare che risultassero erroneamente fra i dispersi.

5. Dalla prima scossa di lunedì mattina gli uffici operativi del Comune di Avezzano sono rimasti sempre aperti, ventiquattro ore su ventiquattro, con personale rafforzato per coprire a rotazione più turni: sarà così almeno fino a dopo Pasqua e anche oltre, a seconda dell’evoluzione degli eventi. Il personale non essenziale invece, a scopo precauzionale, opera a orari ridotti.

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