Disgustorama

Sto leggendo American Acropolis, di William Gibson: in teoria una sorta di sequel di Aidoru, il romanzo gibsoniano ambientato nella Tokyo post-Grande Terremoto.

Aidoru mi era piaciuto, tutto sommato, anche se non mi era parso all’altezza delle opere migliori dell’autore; di American Acropolis ho letto finora solo una quarantina di pagine, ma già minaccia di rivelarsi l’opera peggiore di Gibson, fra quelle su cui ho posato le pupille.

Il ritmo è fiacco, la scrittura poco coinvolgente, la trama inutilmente arzigogolata (un trucco a cui gli scrittori fanno ricorso, a volte, quando sono a corto di idee – per la serie: non ho niente da dire, ma lo dico molto bene).

Mi sa che, finito questo libro, per rifarmi la bocca dovrò rimettere mano ai vecchi romanzi e racconti: cose come “Johnny Mnemonic”, “Burning Chrome”, “The Gernsback Continuum” o “Count Zero”, per dire.

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