Avezzano – 1

Ormai è da inizio Giugno che sono ad Avezzano per lavoro – ma anche per diletto, devo ammetterlo – quindi direi che è arrivata l’ora di scrivere alcuni post su questa città che per me è stata una sorpresa, sotto molti aspetti – e una sorpresa positiva, decisamente. Questo post è il primo della (breve: niente panico) serie.

Avezzano è una cittadina di circa 40.000 abitanti in provincia de L’Aquila. E’ il capoluogo della Marsica, un’area che fra parte montagnosa e Conca (o Piana) del Fucino (il fondo del lago Fucino, prosciugato poco più di un secolo fa) conta all’incirca 130.000 abitanti.

Avezzano si trova praticamente su di un altopiano circondato da montagne, ai margini della Piana del Fucino, a 695 metri di altezza – così recita la targa alla stazione ferroviaria.

La città è stata totalmente distrutta dal terremoto che colpì la Marsica il 13 Gennaio 1915, in piena Prima Guerra Mondiale: su 11.000 abitanti ne morirono 10.700, e i sopravvissuti passarono la prima notte dopo la catastrofe all’addiaccio perché tutti gli edifici della città, tranne uno, vennero rasi al suolo dal sisma; i primi soccorsi, a causa dello stato pietoso in cui erano state ridotte le vie di comunicazione, giunsero in quello che rimaneva della città solo nel pomeriggio del giorno successivo.

La catastrofe fu così totale che perfino l’Austria-Ungheria, con cui pure in quel momento eravamo in guerra, si offrì di inviare soccorsi: offerta peraltro sdegnosamente rifiutata (sic) dalla monarchia Savoia.

L’unica casetta sopravvissuta all’evento, costruita nel 1910 (cinque anni prima del terremoto), è ancora visibile in via Garibaldi, a pochi passi dalla stazione ferroviaria; il vecchio castello Orsini-Colonna, anch’esso semidistrutto dal sisma, negli anni è stato parzialmente restaurato; altre vestigia della vecchia Avezzano non ce ne sono, tutti gli altri edifici hanno meno di cento anni.

Per motivi precauzionali (la zona è oggi classificata come fortemente sismica) tutte o quasi le case di Avezzano (edifici pubblici compresi) sono alte due, al massimo tre piani: solo in tempi recenti, in accordo con le modifiche alle normative antisismiche, sono apparsi degli edifici alti “ben” cinque piani: praticamente dei grattacieli, qui.

La città, non potendosi sviluppare in verticale, si è sviluppata in orizzontale: di conseguenza risulta molto più estesa di una qualsiasi città con popolazione equivalente. I trasporti pubblici non sono efficientissimi, ma in realtà la città non è comunque così grande da non poter essere attraversata a piedi o meglio ancora in bicicletta; il traffico automobilistico è tutto sommato accettabile, quasi mai congestionato, e i parcheggi disponibili sono più che sufficienti – difficile dover fare il classico giro intorno all’isolato per trovare un posto auto, anche nelle ore di punta.

La città e le aree limitrofe ricadevano nella sfera d’influenza delle famiglie nobili romane: ancora oggi si può ammirare il castello Orsini-Colonna, e in città basta percorrere due o tre centinaia di metri dal palazzo del Comune per imbattersi nel Palazzo Torlonia (sì, proprio i Torlonia citati da Ignazio Silone in alcuni dei suoi romanzi), nell’ex parco Torlonia, in piazza Torlonia, in via Torlonia e, dulcis in fundo, nel Liceo Ginnasio Torlonia (e forse mi sono perso qualcosa) – insomma: Welcome to Torlonia County…

(continua – prossima puntata: clima – meteorologico e umano – ed economia)

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