Rebajas

O qualcosa di simile: per questo fine settimana “lungo” – venerdì, sabato e domenica – Feltrinelli pratica uno sconto del 20% su tutti i libri.

Ne ho approfittato per comprare “Cuba libre” di Yoani Sànchez e “The Dome” di Stephen King: so già che li divorerò entrambi a tempo di record.

Sono stato probabilmente uno dei primi in Italia a “scoprire” Yoani e il suo blog, quando ancora era ospitato esclusivamente su desdecuba.com; ora la traduzione in italiano dei suoi post è ospitata dal quotidiano La Stampa.

Mi fa piacere pensare che una parte del prezzo del libro le arriverà sotto forma di diritti d’autore: comprarlo è stato un modo per ripagarla, in piccolissima parte, dell’impegno profuso nel suo blog.

Vorrei tanto un giorno poterla incontrare di persona e stringerle la mano nella sua Cuba, finalmente e veramente libre.

Camicissima R.I.P.

Nel corso della mia precedente permanenza a Pescara avevo commesso l'errore di approfittare dell'offerta di Camicissima, una catena di negozi in franchising specializzati nella vendita di camicie e cravatte: quattro camicie "in cotone" a soli €99,90.

Le presunte camicie "in cotone" (come giurava e spergiurava anche l'etichetta sui singoli capi) si rivelarono essere fatte, più che di vero cotone, di una scadente cartapesta: il mio peggiore acquisto da un sacco di tempo.

E' stato quindi con una certa sadica soddisfazione che oggi, passando per corso Vittorio, ho visto le vetrine sporche e impolverate e il negozio chiuso e vuoto, irrimediabilmente out of business: giustizia (di mercato) è fatta.

Pescara Sea Bridge

Sono transitato per la prima volta sul Ponte del Mare.

Questo mi ha reso di circa lo 0,001% più pescarese (credo).

Avatar – recensione

Bello.

Chung-Kuo

Nel pomeriggio ho visitato, presso lo spazio ex Aurum di Pescara, la mostra “Melody of Colors – Costumi e ornamenti delle minoranze etniche cinesi” (ultimo giorno: appena in tempo).

Notevole la quantità e la varietà dei capi di abbigliamento esposti, e pregiata la fattura degli accessori – principalmente collane e bracciali, ma anche una spada ornamentale.

Veramente impressionante la modernità e l’attualità di molti capi, sia per i disegni che per i colori che per gli abbinamenti dei vari tipi di tessuto: c’era materiale più che sufficiente per trarre ispirazione per una o più collezioni di moda “contemporanea”.

Unico appunto, l’organizzazione: in una mostra dedicata principalmente ai residenti, non certo agli inesistenti turisti estivi, l’unica lingua usata nei pannelli informativi è l’inglese. Mi chiedo se davvero era così difficile o costoso tradurre alcune decine di frasi in italiano, specialmente considerando il fatto che i testi sono infarciti di termini “tecnici” di sartoria o comunque connessi all’abbigliamento, e quindi parecchio distanti dall’inglese “scolastico”.

Manca anche un catalogo fotografico degli abiti e degli accessori esposti: un vero peccato, secondo me ne avrebbero vendute parecchie copie.

Nella sala accanto alla sala D’Annunzio, quella in cui si tiene la mostra, sono esposte parecchie stampe cinesi d’epoca: anche qui, purtroppo, le stampe sono “mute”, nel senso che non c’è nessuna descrizione o legenda sintetica, neanche in inglese, e men che meno ci sono delle date che permettano almeno di inquadrare il periodo in cui le stampe sono state realizzate.

In definitiva, un’idea interessante ma sviluppata male: il visitatore viene abbandonato a sè stesso, senza un minimo di “spiega” di quel che sta vedendo, senza alcun supporto informativo tranne alcuni testi in inglese, per giunta infarciti di terminologia “specialistica”. Peccato, un’occasione persa.

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